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Itinerario d'arte
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Testi tratti dall'audioguida della Passeggiata «Sulle orme di Hermann Hesse», a cura di Micaela Mecocci e con la consulenza scientifica di Marcel Verda.
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Casa Berra, Certenago, ~1540

Casa Berra risale alla prima metà del XVI secolo ed appartiene oggi alla Scuola Americana in Svizzera che qui ha la sua sede.
 
Grazie ai sentimenti risorgimentali di Francesco Berra e dei suoi familiari, la casa divenne nell'Ottocento un luogo di incontro di profughi repubblicani italiani e di simpatizzanti locali. Ancora nel secolo successivo qui si riunivano spesso militanti antifascisti che operavano clandestinamente a Milano.

Da Casa Berra sono passati, nel tempo, personaggi come Carlo Cattaneo e Ugo La Malfa.

L'ingresso, oggi privato del cancello, è di fattura settecentesca. La villa presenta pianta ed alzati irregolari ed è interamente rivestita di dipinti illusionistici che riproducono motivi decorativi goticheggianti su fondo a scacchi.
Sulla facciata delle scuderie poste dirimpetto compaiono dipinti decorativi e finti bassorilievi come un tondo con testa equina, targhe e stemmi.

Lungo il muro di cinta sorge inoltre una dépendance turrita, le cui linee e materiali tradiscono ancora una volta il gusto ottocentesco per il gotico.
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Casa Camuzzi, Montagnola, ~1650–1845

Casa Camuzzi è uno splendido esempio di villa suburbana in Ticino. L'edificio acquisì il suo aspetto attuale intorno alla metà del XIX secolo, quando Agostino Camuzzi le impresse questa forma ibrida e quasi capricciosa.

Agostino Camuzzi era l'ultimo rappresentante di una stirpe di stuccatori e capimastri di Montagnola attivi soprattutto nel Settecento in Italia e Oltralpe; svolse tuttavia la sua attività prevalentemente in Russia ed è facile riconoscere l'eco dei suoi lunghi viaggi nella varietà delle suggestioni architettoniche di Casa Camuzzi.

L'edificio è composto da 2 piani e un attico. Il corpo centrale è sormontato da un belvedere con lanterna. A settentrione si erge invece una torretta merlata con muratura a vista, volutamente contrastante con le parti intonacate di gusto barocco.
Il portale centrale si apre su un androne a volta su cui si affacciano gli ingressi delle abitazioni e una scala che conduce al giardino digradante e ricco di essenze rare.
Le finestre dell'edificio sono realizzate nelle più svariate forme: quadrangolari quelle delle ali, centinate quelle del corpo centrale, tonde quelle che danno luce all'attico e romboidali quelle che guardano verso il giardino.
Anche l'apparato decorativo è vario: coppie di mascheroni sono inserite nei frontoni delle finestre e simboli di caccia e della vita campestre rivestono le pareti del corpo centrale in un movimentato contorno di ghirlande e volute.
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Casa già Adamini e Corte, Bigogno, ~1700

Casa Adamini, situata nel nucleo di Bigogno, è uno splendido esempio di colonica padronale sottocenerino databile tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento. La casa si apre su un'aia delimitata da edifici a carattere rurale caratterizzati da un triplo ordine di logge ad arco ribassato e sorretto da pilastri; ad essi si unisce la residenza padronale.
La suddivisione architettonica degli spazi ci induce a pensare che la famiglia pretendesse una qualità di vita superiore rispetto ad altre, che si concretizzava in una separazione tra pura residenza e attività rurale «di sostegno».

Poco discosta dalla Casa si trova la Corte degli Adamini, dove ancora oggi vengono organizzate periodicamente delle feste popolari alle quali partecipa tutta la comunità locale.
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Casa già Gamboni, Gentilino, 1510

Casa Gamboni venne eretta nel 1510 all'interno del nucleo di Ca' di Sotto a Gentilino dalla famiglia Caminada, il cui stemma ancora si conserva su una parete del cortile.
L'edificio è caratterizzato da una ricca decorazione a graffito che si conserva oggi ancora sul prospetto stradale. Interessante la sovrapposizione di tre registri decorativi diversi per i tre piani dell'edificio, intervallati da fregi multiformi.
Nello scomparto centrale tra le finestre del primo piano spicca un riquadro raffigurante S. Francesco che riceve le stimmate. Compaiono inoltre alcune scritte: in latino quelle a carattere moraleggiante, in italiano quelle inneggianti alla famiglia Gamboni.
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Case già Triaca, Viglio, ~1600

Addossate l'una all'altra, con i prospetti principali rivolti a meridione, le tre case Triaca formano il nucleo più significativo dell'agglomerato di Viglio. Sono un esempio particolarmente interessante di tre secoli di edilizia rurale, di tre modi di concepire la vita in campagna.

La casa più arcaicizzante è quella posta a levante, con un portale seicentesco sopra cui si trova un affresco raffigurante una Pietà, che rivela una mano tutt'altro che popolaresca, sia per composizione che per tavolozza.

La casa centrale presenta una facciata simile alla precedente ma è caratterizzata da più leggero volume architettonico, segno di un gusto già settecentesco, con due meridiane poste entro le specchiature ottagone del secondo piano.

Abitate originariamente dai Del Fè, che le fecero erigere tra il XVII e il XVIII secolo, le case passarono successivamente ai Triaca, che modificarono quella posta a ponente. Questa, separata dalla strada da un giardino, ostenta oggi un aspetto prevalentemente ottocentesco. Entrando nel giardino è possibile ammirare un grande affresco antistante la casa, anch'esso ottocentesco, che funge come una sorta di scenografia d'architettura decadente.
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Castello di Arasio o Roccolo di Castèll, Arasio, ~1200

Il roccolo «da Castèll», secondo documenti medievali, sorge oggi su un terreno che era occupato anticamente dal Castello di Arasio. Di certo la posizione potrebbe far pensare che vi sorgesse una casa rurale fortificata o una torre d'avvistamento. La costruzione, che attualmente si trova in un'«area d'interesse storico-ambientale», è in ogni caso un roccolo, ovvero uno dei molti edifici destinati alla caccia di volatili che si trovano sulla Collina d'Oro e nella zona prealpina.
 
Il termine roccolo, detto anche boschetto, designa infatti un terreno arredato per la caccia di uccelli con alberi che nascondono un sistema di reti. Dalla torre posta al suo interno il cacciatore poteva osservare il movimento degli uccelli e imitarne il verso con un ricco assortimento di zufoli.
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Centro scolastico, Montagnola, 1979–1984

Il Centro Scolastico di Collina d'Oro, dal disegno architettonico rigoroso e ben marcato, porta la firma dell'architetto Livio Vacchini, uno dei maggiori esponenti dell'architettura ticinese contemporanea, che con questa costruzione nel 1978 volle rinnovare il pittoresco nucleo di Montagnola.

L'edificio poggia su un terrapieno al quale si accede per mezzo di una scalinata centrale che da Piazza Brocchi conduce ad una spaziosa corte interna lastricata in granito, usata per accogliere manifestazioni pubbliche ed eventi di richiamo.

Non si può negare che l'edificio marchi fortemente, con la sua presenza, il tessuto urbano circostante; la sua peculiarità tuttavia non crea rotture con il nucleo, ma vi si inserisce in modo dinamico grazie anche alla sua doppia funzione di scuola e spazio disponibile per la cittadinanza.

Così il Vacchini commentava il suo pensiero creativo: «Se poi mi si chiede quali siano le regole del gioco, non conosco nessuno che le abbia riassunte meglio di San Tommaso: integrità, la forma dell'edificio dev'essere autosufficiente, finita in sé; totalità, le varie parti che compongono un edificio non sono scindibili. Non esistono dettagli; simmetria, le varie parti devono stare in equilibrio, devono corrispondere e devono essere in proporzione; irraggiamento, l'edificio deve essere unico, irripetibile, originale, autobiografico».
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Chiesa parrocchiale di S. Tommaso, Agra, ~1200–1650

La chiesa di S. Tommaso, che sovrasta il nucleo di Agra, risulta essere esistita già nel XIII secolo, anche se le sue forme attuali sono riferibili a rimaneggiamenti avvenuti nei secoli XVII e XVIII. Nella sua monumentalità rurale la chiesa rappresenta uno dei più begli esempi di non-finito in Ticino.

La facciata a vento presenta un partito prettamente seicentesco, anche se sono settecenteschi l'oculo e il frontoncino sopra il portale. Sulla parete esterna rivolta al villaggio compare una meridiana.

All'interno si trova un arco trionfale che reca un cartoccio in stucco con scritta allusiva al patrono della chiesa. Sulla ricaduta destra dell'arco compare S. Antonio da Padova, su quella sinistra S. Antonio Abate entrambi riferibili, insieme alla decorazione illusionistica del presbiterio, ad un autore non meglio identificato e attivo intorno al 1770, che firma l'opera ponendo le sue iniziali T.B.

Di altra mano, ma sempre settecenteschi, sono invece i dipinti illusionistici nel retrostante coro della confraternita che mostrano i quattro evangelisti nei pennacchi della cupola.

Sulla parete di fondo della chiesa compare L'incredulità di Tommaso, un dipinto quadrangolare di grandi dimensioni eseguito intorno al 1600.

L'altare, con tarsie marmoree, è del XVIII sec., mentre la mensa, realizzata da Pietro Realini, risale al 1815.

Interessante l'Annunciazione secentesca racchiusa entro una cornice in stucco coeva posta nella cappella sinistra.  Degno di nota anche il tabernacolo in legno dorato, della prima metà del Seicento, minuscola architettura di estreme proporzioni.

Completano l'arredo sacro due tele settecentesche raffiguranti rispettivamente la Chiamata di Pietro e la Crocefissione di Andrea, poste sulle pareti laterali della navata centrale.
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Chiesa parrocchiale di Sant’Abbondio e suo complesso monumentale, Barca

Cimitero 1843

Chiesa di Sant'Abbondio ~1000–1650
Oratorio della Confraternita 1712
Campanile 1570
Ossario 1723

Il vecchio cimitero di S. Abbondio era collocato inizialmente sul sagrato della chiesa, ma nel 1843 venne dismesso a favore del nuovo. In questo cimitero di forma esagonale, progettato e donato dal commendatore Giuseppe Brocchi, si conservano pregiate opere scultoree come due Angeli della resurrezione di Luciano Capriotti visibili appena superata la porta d'ingresso, San Francesco e una Pietà di Umberto Bartoli di fronte alla cappella mortuaria e la Preghiera di Vincenzo Vela presso la tomba della famiglia Boffa.

Oltre ad Hermann Hesse hanno qui trovato l'ultima dimora altre personalità di spicco internazionale, come il direttore d'orchestra Bruno Walter, gli architetti Domenico Gilardi e Demetrio Camuzzi, l'ingegnere Pasquale Lucchini, lo scrittore Hugo Ball, il poeta Ferdinando Fontana, i pittori Fritz Huf, Gunther Böhmer ed Edmondo Dobrzanski.

Posta dirimpetto al cimitero si trova la chiesa di S. Abbondio, parte del complesso monumentale incastonato in uno splendido paesaggio prealpino e ormai considerato un'immagine emblematica della bellezza del Canton Ticino.

La chiesa di S. Abbondio, dedicata al santo vescovo di Como, sorge oggi nel luogo in cui è documentata l'esistenza di una chiesa già nell'XI sec. La facciata attuale, volta ad Oriente, è di chiara matrice secentesca, mentre il portale in pietra è tardo-settecentesco.
Sulle le pareti che costituiscono il perimetro esterno della chiesta sono ben visibili due meridiane, entrambe con misurazione in tempo solare locale: sulla prima, a sud-ovest, del 1790, compare la sovrapposizione di ore italiche e astronomiche, sull'altra, a sud-est, si sovrappongono ore italiche e babilonesi.
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Degno di nota anche il bel campanile imponente e slanciato. L'orologio e il marcapiano risalgono alla seconda metà del Cinquecento, mentre la cella campanaria e la lanterna vennero ripristinate da Agostino Camuzzi nel diciannovesimo secolo in seguito ad un fulmine abbattutosi sul campanile.

Sul sagrato della chiesa si trova anche l'ossario, un piccolo edificio settecentesco i cui dipinti murali esterni del 1732 portano la firma di Bartolomeo Rusca di Arosio. L'interno presenta invece un affresco raffigurante un Compianto di Maria su Cristo morto, o Maria Mediatrix, opera di splendida composizione attribuita a Antonio Petrini, uno dei maggiori esponenti del Settecento lombardo.

All'interno della chiesta, nella prima campata a sinistra è posto il fonte battesimale, un bell'esempio di scultura cinquecentesca.

Attenzione particolare meritano due opere di Antonio Petrini: una tela raffigurante la Vergine del Rosario coi SS. Caterina da Siena e Domenico, databile intorno al 1726 e il gonfalone della confraternita del S. Rosario, eseguita nel 1721, per il quale il maestro fornì i cartoni.

Ai lati dell'altare maggiore si trovano le cappelle della Madonna del Rosario e di S. Antonio. Gli stucchi presenti in esse offrono un esempio piuttosto raro di stile Reggenza in Ticino, a dimostrazione dell'aggiornamento stilistico dei loro autori, rispettivamente Carlo del Fè e Francesco Camuzzi, entrambi della Collina d'Oro.
I dipinti su rame con i Misteri, visibili nella cappella di sinistra furono recuperati dalla decorazione seicentesca preesistente. Di Bartolomeo Rusca sono invece gli affreschi della cappella di S. Antonio, raffiguranti la Gloria del Santo nell'ovale del cupolino e due Virtù nei pennacchi.
 
Annesso alla chiesa, e da questa accessibile attraverso un doppio varco architravato sostenuto da pilastri, si sviluppa l'oratorio della Confraternita, eretto nel 1712. L'apparato decorativo, fitto di elementi e dominato di colori scuri è databile intorno al 1855 e porta la firma di Abbondio Berra di Gentilino. Degni di nota gli arredi destinati al raduno della confraternita. Il Crocefisso ligneo, splendido esempio di intaglio cinquecentesco, è stato invece collocato sull'altare durante gli ultimi restauri.
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Ex Sanatorio, Agra, ~1912

In previsione del trasferimento del sanatorio da Palazzo Poncini al nuovo edificio, già nel 1911 vennero effettuate delle misurazioni climatologiche ed idrogeologiche, necessarie in vista di cure elioterapiche. Il nuovo sanatorio venne posto nella zona più soleggiata dell'intera Svizzera e la vista che vi si gode è ineguagliabile: lo sguardo corre infatti dal ramo d'Agno, al Monte di Caslano, al basso Malcantone, al delta della Magliasina, ai monti attorno al Verbano fino al Monte Rosa.

I lavori di costruzione iniziarono nel 1912 sotto la guida dell'architetto zurighese Edwin Wipf, che decise di disporre i vari corpi di fabbrica lungo un ideale emiciclo esposto al sole e affacciato sullo splendido paesaggio.

L'edificio del sanatorio rispecchiava il clima culturale d'avanguardia respirato in Germania negli anni subito precedenti la prima guerra mondiale, e del quale il Wipf sembra essere stato portavoce. Tuttavia anche elementi tipici dell'architettura locale, come lobbie e logge sorrette da colonne, vennero inserite dal Wipf per soddisfare esigenze terapeutiche e attenuare l'effetto estraniante dell'enorme edificio regolarmente finestrato.

Il nuovo sanatorio, inaugurato il 15 novembre 1914, divenne ben presto la meta di visite di personaggi illustri, quali i cancellieri Gustav Stresemann e Philipp Scheidemann, il medico chirurgo Ferdinand Sauerbruch, Gerhart Hauptmann ed Hermann Hesse. Vi trascorrevano soggiorni terapeutici pazienti quali lo scrittore Erich Kästner, Pia Monica di Sassonia e Paul Burkhard, lo scultore che ideò la moneta da 5 franchi, morto ad Agra nel 1964.

Nel 1922 si insediò nel sanatorio Hanns Alexander, docente di medicina a Dresda, già medico nei due sanatori tedeschi di Davos. Con Hanns Alexander il sanatorio conobbe un vero rinascimento, divenendo quasi una piccola facoltà medica.
Lo stesso giardino, già ricco di essenze pregiate si trasformò in un Eden. Venne impiantata una stazione meteorologica, organizzati concerti e proiezioni cinematografiche, inaugurata una pubblicazione periodica interna dal titolo «Die Terrasse» ed installata un'emittente radiofonica interna, gestita dagli stessi pazienti. Impressi nella memoria di coloro che vi soggiornarono, i concerti dati dai pianisti Wilhelm Backhaus ed Edwin Fischer.

Con l'avvento di Hitler in Germania il sanatorio subì una profonda trasformazione: l'edificio divenne un luogo di cure e incontri dei gerarchi nazisti, la biblioteca venne epurata da libri non ammessi dal nazionalsocialismo e popolata di scritti inneggianti ai valori germanici e il sanatorio ospitò diverse celebrazioni e feste di stampo nazista.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il sanatorio attraversò anni difficili da un punto di vista finanziario, finchè, nel 1963, l'amministrazione Davos decise di abbandonare la succursale di Agra, aprendo così la strada all'attuale destinazione residenziale.
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Oratorio della Beata Vergina, Bigogno, 1609

L'Oratorio della Beata Vergine risale al 1609 e si trova alla confluenza di due vie dal tracciato antico nel nucelo di Bigogno. Il portone è sormontato da un affresco di matrice seicentesca raffigurante una Madonna col Bambino, in parte ridipinto. L'interno presenta una piccola aula a capriate conclusa da una scarsella voltata a botte, decorata da un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino coi santi Rocco e Sebastiano; i due santi erano invocati contro le malattie contagiose.
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Oratorio della Presentazione di Gesù al Tempio o della Purificazione di Maria, Gentilino, ~1600

L'Oratorio della Presentazione di Gesù al Tempio (o della Purificazione di Maria), posto nel nucleo di Ca' di Sotto a Gentilino, è un esempio di architettura tra le più riuscite del Barocchetto e risulta documentato fin dal 1670.
Ritenuto piuttosto inospitale dai vescovi che si recavano in visita a Gentilino, nel 1750 l'oratorio venne restaurato su disegni di Giovanni Battista Casasopra.
Particolarmente suggestivo l'interessante gioco di chiaroscuri che il variare della luce, ora diretta, ora radente, crea sulle modanature della superficie esterna dell'edificio.
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Oratorio di S. Giovanni Evangelista, Viglio, ~1600

L'Oratorio di S. Giovanni Evangelista, situato nella piazza del piccolo nucleo di Viglio, presenta, nella sua estrema semplicità, le caratteristiche tipiche dell'edificio di culto seicentesco lombardo.
L'interno conserva una tela della prima metà del Settecento raffigurante una Madonna col Bambino con S. Giovanni Evangelista e un santo martire in abiti militari.
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Oratorio di S. Nazzaro, Montagnola, ~1400–1600

L'oratorio cinquecentesco di S. Nazzaro è sovrastato dall'arma marmorea della famiglia Brocchi, un arbusto o germoglio detto «brocco» o «broccolo»: i Brocchi, una delle prime casate documentate sulla Collina d'Oro, possedevano infatti lo iuspatronato dell'oratorio.

L'oratorio era originariamente ruotato di 90 gradi rispetto a quello odierno; l'antico coro affrescato è infatti ora divenuto la cappella laterale destra dell'edificio. Della decorazione cinquecentesca si conservano oggi unicamente la figura di Dio Padre  nell'ovale della volta stellata, e quella della Madonna in trono con Bambino e cinque santi con donatore. Vi sono raffigurati, da sinistra a destra, S. Rocco (in abiti da pellegrino e un bubbone di peste sulla gamba), S. Sebastiano (legato ad un albero e trapassato da frecce), S. Nazzaro, S. Giovanni Battista con il donatore inginocchiato e S. Apollonia (la santa ancora oggi invocata contro il mal di denti e che infatti stringe un proprio dente nella tenaglia).

Sopra ciascuno dei due riquadri laterali sono visibili due targhe commemorative dipinte. Quella di sinistra evoca la committenza cinquecentesca, mentre quella di destra ricorda il restauro eseguito da Attilio Balmelli nel 1925.

Il coro attuale presenta un altar maggiore in stucco, eseguito nella prima metà del Seicento. L'originaria pala, non più conservata nell'oratorio, è stata sostituita da una scultura lignea raffigurante una Madonna col Bambino, della fine del XV sec., splendido esempio di intaglio di scuola sveva.
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Oratorio di S. Silvestro, Arasio, ~1250

L'oratorio di S. Silvestro si trova nel nucleo di Arasio e rappresenta il più antico edificio di culto cristiano della Collina d'Oro, poiché se ne ha testimonianza già nel XIII secolo.

L'aspetto odierno dell'oratorio si deve a sostanziali modifiche avvenute a fine Seicento. Solo la finestra della facciata rivela una sensibilità più propriamente settecentesca. Il portale, incorniciato in granito, reca invece la data 1839.
Interessante il frammento d'affresco sopra il portale, il volto di un santo con tiara pontificia, certamente S. Silvestro.
All'interno si trova, sull'altare, una tela raffigurante S. Silvestro [che] battezza l'imperatore Costantino, della prima metà del XVIII sec.

Ineguagliabile infine la vista sul lago che si gode dal sagrato: a sinistra le montagne della Valcuvia, al centro il Basso Malcantone col Monte di Caslano e il golfo di Ponte Tresa, a destra Bosco Luganese, Cademario e l'Alto Malcantone.
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Palazzo già Poncini, Agra, 1845

Palazzo (già) Poncini si trova nella parte bassa del nucleo di Agra. Questo edificio venne eretto nel 1845 per volere di don Alberto Poncini che ne fece il suo buen retiro.
La villa contava trenta stanze, mentre il podere, di trentamila ettari e più, comprendeva due grandi case rustiche, numerose stalle e fienili, due roccoli, il grotto Posmonte, prati, vigneti, frutteti e boschi .

Dopo la morte di Alberto Poncini il palazzo rimase in stato di abbandono, finché nel 1910 l'amministrazione del sanatorio tedesco di Davos acquistò la proprietà con l'intenzione di farne una propria succursale.

Presto però il sanatorio venne trasferito nel nuovo stabile più grande e più isolato dal centro abitato e Palazzo Poncini divenne, per un certo periodo, un Kinderheim in cui bambini e ragazzi potevano beneficiare del buon clima di Agra.
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© Comune di Collina d'Oro / Contenuti / Realizzazione / Pagina aggiornata il 25.10.2016